Giovinazzo

Dagli antichissimi Dolmen, sommersi da un mare di ulivi, agli austeri palazzi nobiliari, ai modernissimi impianti, la storia di Giovinazzo è passata attraverso i millenni. La cittadina è posta sulla costa adriatica a nord-ovest di Bari, da cui dista circa 18 km. Giovinazzo ha un’estensione di 44 kmq e una popolazione di 21.418 abitanti. Il suo territorio confina con quello di Bari a sud-est, con quello di Molfetta a nord-ovest, con quello di Bitonto a sud e a sud-ovest con quello di Terlizzi. L’incanto del borgo medievale, con le stradine tortuose, le strutture che sembrano germinare l’una dall’altra in un continuo gioco di forme e di luci e la mole imponente dell’antica Cattedrale, si unisce al fascino della scogliera adriatica e fa di questa nostra cittadina un lembo di Puglia da scoprire e da ammirare.

LA CONCATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
La cattedrale di Giovinazzo, piantata su ciclopici scogli, si leva ritta e snella nella sagoma, a nord della città, in posizione leggermente sopraelevata e, in origine, totalmente isolata e distaccata da ogni altra costruzione”.
Arsone 1° nel 1125 diede inizio ai lavori della cripta Il popolo, alcuni sovrani, tra i quali Guglielmo il Buono e Tancredi e la generosità pontificia concorsero alla costruzione del tempio, che dovette iniziare verso il 1165 con l’elezione del vescovo Berto. Fra Giovanni, il 23 maggio 1283, consacrò la nuova cattedrale dedicata all’Assunta. Ignoto resta il nome del costruttore.

CattedraleGiovinazzoLe facciate di interesse artistico sono quelle di levante e di mezzogiorno. Presentano un bel rosone, un’ampia bifora ed un caratteristico portale ornato da un timpano poggiante su corte colonne tortili. Di notevole interesse è la parte absidale esterna, posta a levante.
La cattedrale evidenzia due campanili, il maggiore si erge per oltre 43 metri e conserva miracolosamente quasi integri gli elementi decorativi di stile romanico, mentre il minore risulta essere stato rifatto nel 1700, dopo l’abbattimento per una presunta pericolosità dello stesso. 
In origine, la pianta della cattedrale fu basilicale e tale dovette rimanere a tutto il XVI. 
L’esterno conserva l’originario stile romanico, mentre l’interno si presenta fortemente rimaneggiato per i continui restauri e rifacimenti di gusto barocco e rinascimentale. Le 12 colonne monolitiche di marmo e di granito, a sostegno delle tre navate furono dimesse nel 1737, durante l’episcopato di mons. Mercurio e sostituite da otto pilastri. I dodici altari lasciarono il posto ai sette attuali.
Entrando dalla porta principale, quella di ponente, incontriamo:
•    la cappella del ss. Sacramento, ricca di marmi policromi pregiati, edificata nel 1768. Esecutore della fona dell’altare e delle belle sculture fu Crescenzo Tronchese.
•    l’altare di s. Maria delle Grazie, abbellito da un dipinto di Madonna con Bambino, opera cinquecentesca del pugliese Luigi Palvisino inserita nella pala settecentesca dei De Musso.
•    l’altare del beato Nicola Pagla, la cui statua, a mezzo busto in legno dorato, fu donata dal vescovo Giudice Caracciolo. Dalla parte nord, quasi all’altezza del transetto e accanto alla porta che immette nella sagrestia, vi è:
◦    l’altare del Crocifisso sul quale è fissato nella settecentesca pala un grande Cristo in croce, molto antico e miracoloso, dinanzi al quale ha sostato in preghiera s. Giuseppe da Copertino.
segue l’altare di s. Maria di Loreto.
◦    infine l’altare di s. Francesco Saverio, la cui statua in marmo fu donata dalla famiglia ducale Giudice Caracciolo.
◦    nella parte absidale, in fondo al presbiterio, è collocato l’altare maggiore di marmi pregiati, voluto dal vescovo Paolo de’ Mercurio nel 1740.

Il bellissimo e monumentale organo fu realizzato da Pietro de Simone nel 1779 mentre l’ingegner Gaetano Barba disegnò l’antiporta e l’orchestra. Nel 1627 mons. Giulio Masi, fece demolire l’altare maggiore basilicale.

organocattedralegiovinazzoNella seconda metà del ‘600 il vescovo Agnello Alfieri rifece l’abside ricoprendola di tele del giovinazzese Carlo Rosa, raffiguranti Maria assunta ed altri santi venerati dal devoto popolo. Mons. Paolo de’ Mercurio completò l’opera di trasformazione in stile barocco dell’intera cattedrale, nella parte interna del tempio. Con grande emozione e sorpresa, rimuovendosi il pavimento ottocentesco nel coro, durante i lavori di restauro del 1990, sono venuti alla luce preziosi frammenti di mosaico, con raffigurazioni umane e bei motivi ornamentali di fattura locale, forse della seconda metà del XII secolo. Il vescovo Pasquale Corrado, sul finire del secolo scorso, sotto la direzione dell’architetto Ettore Bernich, promosse lavori di restauro, che comportarono il rifacimento delle bifore e del rosone del fianco meridionale, detti lavori furono portati a termine dall’ing. Giuseppe Lanari di Molfetta. Sugli altari si possono ammirare buoni dipinti settecenteschi dei giovinazzesi Giuseppe e Saverio de Musso.
Di notevole pregi è il Cristo Redentore del sec. XV, opera di incerta attribuzione. Di grane significato religioso e di bella fattura è la preziosa icona bizantina, venerata da secoli dal popolo sotto il titolo di Madonna di Corsignano, traslata definitivamente in cattedrale durante il vescovado di mons. Mercurio. Stupenda è anche la ricca edicola, che, a forma di tempietto corinzio, custodisce la detta sacra tavola dal 1897, fu progettata dall’architetto romano Ettore Bernich e fu realizzata in Roma da Costantino Calvi ed Eugenio Maccagnani.
Nel grande archivio diocesano annesso alla cattedrale si conservano le più importanti testimonianze storiche, religiose e civili di Giovinazzo. Ad iniziare dal sec. XII si hanno documenti in pergamena, oltre ad un rilevante patrimonio cartaceo dal sec XII in poi.
Altare del ss. Sacramento
“cappella assai ricca di marmi scelti; a balaustra che la ricinge da due lati: pavimento a fiorame; altare spazioso e bello, ed un gruppo di angeli tra nubi, a mezzo rilievo, atteggianti in diverse forme, alcuni sorreggendo la sfera che simboleggia il sacramento, ed altri adorandolo; opera eminentemente artistica. Di patronato questa cappella dell’arciconfraternita dello stesso titolo venne edificata nel 1768” (don Luigi Marziani)
Opera dell’ingegnere napoletano Gennaro Sammartino e di Crescenzo Tronchese rispettivamente autore dei disegni della cona ed esecuzione delle sculture. Il ricco altorilievo è un vero quadro scultoreo ideato al posto delle solite tele presenti sugli altari. Sulla parete in alto, a destra, è visibile il dipinto dell’ultima cena, opera dell’insigne pittrice giovinazzese Giuseppina Pansini (1892-1985). Nella nicchia, alla destra dell’altare, è custodita la bella ed antica effige raffigurante la Vergine Addolorata.
Accanto alla cappella del ss. Sacramento sovrasta il monumentale organo, del 1779, opera dell’organaro Pietro de Simone di Bari, realizzata su commissione del reverendo Capitolo della Cattedrale. L’ingegnere Gaetano Barba (1730-1806), nel 1755, disegnò l’antiporta e l’orchestra del grandioso organo, tra i più importanti della regione.
Altare maggiore
Fatto realizzare in pregiati marmo policromi, nel 1740, dal vescovo mons. Paolo de Mercurio (1731-1752), oggi è l’unico superstite altare dei tanti esistenti ab antiquo nel presbiterio. Dal 1897, sovrasta l’artistica edicola nella quale è custodita la sacra Icona di Maria Santissima di Corsignano, protettrice principale della città. La preziosa edicola, voluta del devoto popolo giovinazzese, fu progettata dall’architetto Ettore Benich e materialmente prodotta in Roma dai valenti scultori Eugenio Maccagnani e Costantino Calvi.
Dietro l’altare maggiore sono ben visibili, sull’abside, notevoli dipinti raffiguranti diversi santi e protettori minori della città. Le opere pittoriche sono attribuite al maestro Carlo Rosa, nato a Giovinazzo il 1613.

Durante gli ultimi lavori di restauro del tempio, conclusosi nel 1990, interessanti frammenti musivi, del sec. XII, sono stati individuati a decorazione del primitivo pavimento della fabbrica medievale.
Sulla parete, a mezzogiorno, sono emersi affreschi, di ispirazione popolare, rappresentanti: s. Agata, del 1552, e s. Erasmo, del 1485.
Nel presbiterio è custodito il dipinto del Cristo Redentore, del sec. XV, di incerta attribuzione e la prima copia dell’icona della Protettrice.
L’accesso è situato all’esterno del tempio, in p.za Duomo, accanto alla rampa destra di accesso al tempio; l’altro, interno a tempio e poco praticabile, è situato all’estremità della navata di sinistra. Gli antichi la denominarono ‘il Purgatorio’.
È articolata in 15 crociere, poggianti su 10 colonne e 12 pilastrini sporgenti dai muri perimetrali. Le colonne derivano certamente da materiale di spoglio, di esse di esse sei sono in marmo cipollino, due in marmo greco del III-IV secolo, una, la più antica, è di marmo numidico, la decima risale agli anni ’50 e sostituì l’antica, ormai corrosa dalla salsedine.
I capitelli sono medioevali eccetto due più recenti. Le colonne ed i capitelli antichi risultano notevolmente danneggiati a causa di infelici restauri, di tentativi di rivestimenti di stucco e per l’azione erosiva della salsedine. Le chiavi di volta presenti al centro delle crociere coniugano motivi floreali. Solo due sono originali: il primo e il secondo a sinistra dell’altare, riproducono la testa di un uomo di un leone di evidente impronta bizantina. Nella parte absidale è collocato un altare di antica fattura. Sulla parete est della cripta è incastonata una lastra tombale del 1386 che racchiude le spoglie del nobile giovinazzese Antonio Sindolfi, figlio di Leone e dei suoi eredi. Altre lastre tombali sono presenti sul pavimento e sulle pareti.
Particolarmente toccante è la lapide posta dai genitori per il loro piccolo di pochi mesi posta presso l’ingresso dalla strada.
Per maggiori informazioni sui luoghi da visitare a Giovinazzo: http://www.giovinazzolive.it/city/15/profilo.aspx